Il Kit:
La scatola Italeri n. 1113 in scala 1/72 è una riedizione di un kit piuttosto datato, risalente alla fine degli anni ’70 e dovrebbe essere, a quanto ne so, anche l’unico in circolazione di un Ca. 311, l’unico per tutte le scale disponibili per cui la scelta è obbligata! Nonostante l’età però possiede quella stravagante caratteristica tipica dei modellini di quegli anni, con particolari di pregio veramente notevole, anche per i nostri giorni (come tutte le superfici di governo staccate e ben rappresentate) affiancati a particolari più propri dei giocattoli per bambini (come gli “omini” che rappresentano i piloti). Comprensibilmente, data l’età dello stampo, i pannelli sono quasi tutti in positivo, ma nel caso della fusoliera è perfettamente corretto che lo siano, in quanto evidenziano le “costole” della struttura tubolare sottostante la tela. I particolari interni sono scarni, ma fortunatamente possono essere facilmente integrati da un foglio di fotoincisioni della RCR, peccato però che questi ultimi siano dedicati più specificamente al Ca. 313/314 quindi alcuni pezzi vanno adattati, altri ignorati. Le decals sono invece il vero tallone d’Achille in quanto sono costituite da uno “striminzito” foglio che trascura una buona dose di stencil che certamente erano presenti e visibili nell’aereo reale. Soprassedendo su qualche eccessivo ritiro nello sprue il kit è nell'insieme più che onesto perchè sostanzialmente corretto nelle forme e dimensioni, sufficientemente dettagliato e dal costo modesto.
Costruzione:
Questo modello ha richiesto la bellezza di 28 anni per essere terminato! Intendo dire che recuperando un’ala da un modellino costruito nel 1983 quando ero bambino (un’ala era tutto quello che mi rimaneva di quel modellino) restaurandola ed integrandola al posto dell’ala destra del nuovo kit, idealmente, è come se per costruirlo avessi impiegato veramente più di un quarto di secolo! Per fortuna, a parte la plastica di diverso colore (tra l’altro resa molto fragile dall’età) il kit del 1983 è esattamente identico a quello odierno e perfettamente intercambiabile. Gli interni sono stati quasi completamente sostituiti dai fogli di fotoincisioni della RCR, senza particolari problemi. I pannelli delle ali sono stati tutti re incisi con un ago, anche perché sverniciando l’ala destra ho rimosso tutte le pannellature in positivo. I tubi di scarico, di pitot e le mitragliatrici sono state forate con punte di precisione. Segnalo che per questo modello ho dovuto usare moltissimo stucco, in particolare nel montaggio delle gondole dei motori, che infatti sono uno dei passi più difficili della costruzione del kit perchè scomposte in maniera assolutamente bizzarra (in senso longitudinale, con il montaggio “a scorrimento”!). Per documentarmi sul modello ho reperito un libricino edito dalla bancarella aeronautica dedicato al 311/313/314, ma purtroppo non mi è stato di grande aiuto in particolare non sono riuscito a capire con certezza dove andassero a finire le 2 antenne che partivano dai lati della fusoliera. Da una foto mi pare di aver intuito che arrivassero in prossimità degli alettoni, ma sconsiglio a chi mi legge di prendere il mio modello come esempio, almeno per questo particolare.
Colorazione:
Se ci fosse stato un set di mascherine per questo modello lo avrei certamente acquistato, non dico a qualunque prezzo, ma certamente faciliterebbe molto averne uno a disposizione. Ho passato giorni a tagliare e rifilare ogni singolo pannello del muso vetrato! Con l’esclusione di questa indubbia difficoltà la verniciatura non presenta particolari problemi e avendo scelto un modello impegnato in nord Africa ho applicato a smalto i 3 classici colori: grigio mimetico per il fondo dell’aereo, giallo mimetico 3 per la parte superiore e le macchie rade di verde mimetico 3. Oltre alla fascia bianca tipica del teatro africano. Ho voluto sperimentare per la prima volta la tecnica del “pre shading”, ma alla fine solo nella parte inferiore è rimasto visibile un qualche effetto, gli strati di trasparente hanno in gran parte vanificato il lavoro. Per gli interni ho usato il verde chiaro basandomi sui trittici della monografia in mio possesso, tuttavia dopo aver reperito altra documentazione fotografica in rete mi è sorto il forte dubbio che questi fossero in realtà in grigio chiaro, quindi anche su questo aspetto sconsiglio di prendere il mio modello come riferimento.
Conclusioni:
Tracciando un bilancio del lavoro direi che è stato alquanto impegnativo: restauri, uso di fotoincisioni, stucco in copiosa quantità e mascherature “estenuanti” hanno reso la costruzione di questo modello un’operazione piuttosto lunga e laboriosa. A parte l’ennesima riuscita operazione “Amarcord”, cosa di per sé già fonte di intima soddisfazione, il risultato finale è piacevole, non certo un modello da urlo, ma certamente piacevole.
Curiosità:
Un Ca. 311 appare in una scena del film di regime “I tre aquilotti” del 1942 dove svolge un’ardita, quanto improbabile, missione di salvataggio di un pilota abbattuto dietro le linee nemiche. Questo film è interessante anche perché vi recita un giovanissimo Alberto Sordi nella parte di un cadetto della Regia.