Purtroppo non sempre le cose riescono al primo colpo e la fortuna del principiante a volte ci abbandona. Ecco
il caso di un modello che richiedeva assolutamente una ricostruzione completa o in alternativa una
totale demolizione. Ho acquistato questo kit nel 2004 pagandolo una cifra non esorbitante, ma già il negoziante
mi aveva sconsigliato l'acquisto, proponendomi un kit decisamente più caro in multimedia della stessa scala, ma di un'altra marca
che ora non ricordo. Probabilmente a conti fatti sarebbe stato più saggio scegliere l'altro kit, ma come sempre
un modellista vive anche dei suoi errori, in fin dei conti gli danno una ragione d'essere! Il mio errore é stato di voler
costruire questo kit come veniva, senza aggiungere dettagli e facendolo oltrettutto pure male. Dalle foto della prima
versione ci si può fare un idea di cosa avevo prodotto, un modello decisamente brutto. Il bello però é che i modelli
si possono sempre ricostruire, non é semplice, ma si può fare.
Veniamo al kit, l'SM.79 della Trumpeter in 1/48 ha pregi e difetti, ma nel complesso
vale decisamente il suo costo alla condizione di considerarlo una base per l'aggiunta di kit aftermarket.
In questo caso i kit di dettaglio sono necessari assolutamente, farlo da scatola non ha senso, si produce solo
un giocattolone zeppo di errori. Non entrerò nel dettaglio dei singoli errori ma sostanzialmente
il kit rappresenta un aereo che non é mai esistito, con elementi che partono dai prototipi fino ad arrivare alle
ultime serie... insomma é una via di mezzo e come tale certe cose vanno aggiunte e certe altre modificate.
Solo che dopo averci speso un pò troppi soldi tra la prima versione del 2004 e il rifacimento del 2008/2009
ho deciso di lasciare alcune cose come stavano. Per farla breve sul modello rappresentato sono errati
i tipi di scarichi, i mozzi delle eliche, la forma di tutte le capottature dei motori e alcuni particolari della coda.
Ho acquistato un set di dettaglio
di fotoincisioni della eduard tipo BigEd e delle ruote in resina e poi mi sono fermato.
La ricostruzione ha richiesto molto lavoro, soprattutto lo smontaggio ha richiesto quasi 2 settimane solo per
evitare di danneggiare troppo i pezzi. Quindi ho provveduto a sverniciare tutto il modello che fortunatamente
nella prima versione era verniciato in acrilico (l'alcool non danneggia la plastica ma scioglie completamente
le vernici acriliche) e quindi questa fase é risultata abbastanza semplice. Ho quindi dettagliato gli interni
dandomi comunque un limite (su questo modello non c'é superdettaglio) e questa fase é durata quasi 2 mesi.
La ricostruzione completa ha quindi richiesto parecchio stucco e molti pezzi li ho dovuti autocostruire per forza
come i dettagli della gamba del carrello o i finestrini laterali rifatti in acetato. Altri particolari sono
stati autocostruiti per miglior dettaglio, come la corazza ad armadillo parzialmente ritratta, i tiranti della coda, i tubi di pitot, e altri
particolari minori come le flage di chiusura dei cofani e di serraggio degli scarichi.
Alla fine il modello é riuscito abbastanza bene secondo la mia modesta opinione, con alcune considerazioni. Intanto ciò
che ho voluto rappresentare dovrebbe essere un tipico SM.79 in configurazione aerosilurante non un esemplare specifico, ma piuttosto un esemplare del tipo di quelli da bombardamento che venivano
convertiti sul campo (infatti conserva ancora la tastiera del puntatore delle bombe) partendo
da tipi più anziani o ricostruiti (e questo spiegherebbe anche i dettagli più anacronistici). Inoltre la livrea é tipica
dei modelli aerosiluranti, con fondo grigio azzurro chiaro per le superfici inferiori, verde oliva scuro per quelle superiori e la fusoliera
con reticolo di grigio azzurro chiaro, più fitto sul muso. Questa livrea é molto ben documentata, ma
l'esemplare scelto, 252-3, aveva anche delle differenze che non si possono non notare (come i mozzi delle eliche e gli scarichi)
per cui questo modello non va preso come riferimento assoluto. Sulla posizione dell'aereo poi si potrebbe obiettare che a terra non avrebbe avuto senso aprire la postazione dell'armiere ventrale o estrarre i "pantaloni" del puntatore,
sono stati lasciati così per evidenziare questi particolari. Anche la posizione dei flap e degli alettoni sembra strana ma é documentata, infatti flap e alettoni potevano agire collegati.
Sul colore degli interni poi mi sono basato su affermazioni che ho reperito da varie fonti che sostengono che vi fossero esemplari completamente verniciati in grigio chiaro, in verde anticorrosione (come il mio modello) o misti. Anche sul sistema
di aggrappaggio dei siluri si potrebbe obiettare che raramente era installato per entrambi i siluri, visto che raramente gli Sparviero viaggiavano con un carico simile, tuttavia anche qui sono stati
montati per mostrare il particolare, peraltro pregevole, delle fotoincisioni della Eduard
Un'ultima annotazione sulle decals, che purtroppo sono venute troppo evidenti, probabilmente le mie erano difettose
o erano state conservate male perché giallognole già sul foglio, tuttavia alcune decals erano proprio
inutilizzabili, come i loghi dell'Alfa Romeo sulle eliche, che erano completamente fuori scala (enormi!) e alle quali ho dovuto rinunciare
per non rendere ridicolo il modello, mentre l'insegna
policroma di regime é risultata troppo piccola, ma passabile. Insomma non cito il produttore ma le decals, pur avendole pagate
profumatamente, non mi hanno soddisfatto per niente.